Uniti per Tanguièta e Afagnan

A favore dei bambini africani

malati e poveri

 

 Home

 Lotta all'A.I.D.S.

  Aggiornamento A.I.D.S.

 La pandemia a Tanguièta

    

 

 

 

LA PANDEMIA DELL’A.I.D.S. A TANGUIéTA
PROGETTO DI CURE ACCESSIBILI ALLA POPOLAZIONE

Qual è il problema che maggiormente assilla Fra’ Fiorenzo Priuli in questo momento, tra le tante e tremende   epidemie che colpiscono la popolazione del Nord Benin?

E’ la diffusione rapida e inarrestabile dell’ A.I.D.S. una malattia che non perdona, come la peste bubbonica di manzoniana memoria, anche se non conduce alla morte immediatamente, ma dopo anni di sofferenza.
L’Africa è il Continente più contagiato: ha il 30% della popolazione infetta, che tradotto in cifre significa: 29,4 milioni di sieropositivi dei quali 3 milioni sono bambini. Mancano Fondi, sia per le cure con le medicine euro-americane molto costose, sia per le analisi atte a scoprire la malattia nei casi sospetti. Inoltre la vergogna e i pregiudizi tengono la gente lontano dai centri sanitari. La situazione è drammatica. Il Papa ha sentito il dovere di lanciare un appello ai Capi delle Nazioni perché intervengano in modo massiccio.
In una recente conferenza Fra’ Fiorenzo, 34 anni di Africa, decorato della Legion d’onore, esperto dell’O.M.S. per le malattie tropicali, ha detto: “Nel 1988 si segnalano i primi due casi di AIDS a Tanguiéta in seguito ad un’inchiesta fatta dal dott. Paolo Viganò, di Seregno, che da allora è diventato il nostro punto di riferimento in questo campo. Da quel periodo la PANDEMIA di AIDS è anche “cosa nostra” ed ogni giorno si fa più pesante, sia perché la malattia si propaga a ritmo vertiginoso, sia perché troppo poco si fa per educare, sensibilizzare, prevenire, curare ed aiutare. Infine perché la struttura ospedaliera di Tanguiéta è l’ultima speranza per i malati di una regione che va dalla Nigeria, al Benin, al Togo, al Burkina Faso, al Mali, al Niger, ecc. A tutto ciò si aggiunga che negli ospedali di Afagnan prima (’94) e di Tanguiéta poi (’98) i malati di AIDS trovano, oltre che una buona accoglienza, anche delle terapie di sostegno e cura che, pur senza guarire ancora la malattia, danno loro la possibilità di trovare forza e speranza, in attesa del rimedio tanto atteso”.
Il fatto di avere tanti malati di AIDS e pochi soldi per comprare le medicine delle ditte farmaceutiche internazionali ( $ 1.000 al mese mentre il reddito mensile della popolazione è di $ 20 ) ha indotto Fra’ Fiorenzo a cercare delle soluzioni alternative. La medicina tradizionale africana basata sulle erbe medicamentose, che egli conosce bene perché gode da molto tempo la stima dei guaritori locali, ha evidenziato l’efficacia terapeutica di un’erba chiamata kinkéliba (combretum micranthum). Non è facile ottenere informazioni dai guaritori. Le rivelano solo a gente fidata di comprovata virtù. Non vogliono che si speculi sulle malattie delle gente. Fra Fiorenzo ha impiegato sette anni a conoscere la kinkéliba.
A questo riguardo c’è stata anche una trasmissione di Geo & Geo su RAI 3. In base alla sua esperienza Fra’ Fiorenzo è perfettamente convinto dell’efficacia di quest’erba. Ma il Dr. Paolo Viganò si è adoperato subito per farne una ricerca scientifica. Con la sua assocoazione benefica onlus G.S.A.= Gruppo Solidarietà Africa, di Seregno, ha dotato i due ospedali di Afagnan ( Togo ) e Tanguiéta ( Benin ) delle attrezzature di laboratorio adatte a questo tipo di ricerca e ha individuato le persone adatte. Il progetto scientifico è stato formulato dall’AFaR (Associazione Fatebenefratelli per la Ricerca) con sede a Roma, sotto la direzione del Prof. Paolo Maria Rossini, Ordinario di Neurologia presso CAMPUS BIOMEDICO di Roma e Direttore scientifico dell’IRCCS dei Fatebenefratelli di Brescia. Bisogna testare almeno 1.000 casi di malati affetti da HIV e AIDS curati con la kinkéliba.
Il progetto è bello e interessante. Se la kinkéliba dimostrerà di essere efficace davvero, ci sarà la possibilità per gli africani poveri di curarsi con una medicina a loro accessibile, perché le medicine delle ditte farmaceutiche internazionali sono per loro un miraggio.
C’è però un grosso problema. La ricerca scientifica richiede l’impiego di uomini e mezzi adatti. E senza i mezzi non si trovano neanche gli uomini. Ci vogliono dei Fondi che in questo momento non ci sono. Per di più, la raccolta di Fondi dell’ U.T.A. nel 2003 è stata inferiore al 2002, perché ha risentito della crisi economico-finanziaria generale
(€ 135.000,00 contro € 188.000,00 ).
Noi dell’U.T.A. ci stiamo adoperando a questo scopo. Cerchiamo di organizzare delle conferenze per Fra’ Fiorenzo per far conoscere alla gente questo problema e raccogliere dei Fondi appositi per la ricerca sull’ efficacia della kinkéliba.
Speriamo che qualcuno si metta la mano sul cuore e gli dia un aiuto. Una speranza si è accesa di recente, quando un gruppo di funzionari dell’O.M.S. è andato a visitare Tanguiéta ed ha dichiarato che l’ospedale è un modello per tanti ospedali africani ed ha promesso degli aiuti. Speriamo.